Nell’area espositiva del Museo del Gladiatore vengono esposti al pubblico due elmi utilizzati dai gladiatori durante la fase tardo-repubblicana e tutti quelli impiegati durante la fase imperiale e tardo-imperiale di questo fenomeno.
Vengono esposti anche tutti i tipi di scudo utilizzati e le varie protezioni.
Infine ovviamente le armi usate dalle varie classi gladiatorie che vennero a formarsi con assoluta definizione in epoca imperiale.
Il pubblico può provare ad indossare elmi e protezioni per sperimentare quello che noi chiamiamo “il punto di vista del gladiatore”, cioè da dentro l’elmo.

Elmi imperiali vari in esposizione

Charùn in una pittura vascolare etrusca

Un’esposizione nell’anfiteatro del sito archeologico di Paestum (SA)

UN RITO SACRO

E’ ormai certo che il fenomeno dei gladiatori venne preso dai Romani “in prestito” da popolazioni precedenti che usavano onorare i defunti con combattimenti rituali svolti durante i funerali di persone importanti.
A questo fa riferimento anche il racconto dei funerali del padre di Enea, Anchise, per i quali vengono fatti combattere alcuni prigionieri di guerra.
E in questa veste troviamo riportato da Tito Livio e da Valerio Massimo un episodio, quello del funerale di Giunio Pera, svoltosi a Roma nel 264 a.C.
I due storici raccontano che i figli fecero combattere presso la pira funebre del padre, sistemata per l’occasione nel Foro Boario, 3 coppie di gladiatori.
Questi primordiali gladiatori presero il nome di “bustuarii” proprio perchè “bustus” in latino è la pira funebre.
Non sappiamo nulla sul loro equipaggiamento, supponiamo fosse di derivazione militare, così come non sappiamo nulla sulla loro provenienza, probabilmente furono prigionieri di guerra.
Non sappiamo effettivamente neanche se morissero ma di certo sappiamo che dovevano ferirsi perchè il sangue andava versato.
Quindi all’inizio fu un vero e proprio rito sacro, legato al culto dei morti, importantissimo.
Ci mise poco a perdere il sapore sacrale e diventare spettacolo: già nel 216 a.C., circa 50 anni più tardi, per il funerale di Lepido combatterono ben 32 paia di gladiatori nel Foro Romano. In 50 anni era cresciuto a dismisura il numero e il tutto aveva trovato un palcoscenico importante, di maggior prestigio.

PERCHE’ CLASSI COSI’ DIVERSE?

Per i Romani era importantissimo che ci fosse un giusto livello di equilibrio tra le classi combattenti che venivano opposte.
Infatti questi abbinamenti non erano casuali ma tenevano conto dell’armamento e dei dispositivi di difesa di ogni classe.
Era un gioco e doveva essere avvincente e durare sufficientemente.

Andrea Alesiani

Andrea Alesiani

Dottore in Scienze Politiche

Andrea fa parte di questo gruppo di lavoro dal 2007.
Fin da piccolo ha praticato arti marziali e dal suo arrivo in questo gruppo ha sviluppato un forte interesse per i combattimenti gladiatori, per i quali ha condotto personali studi approfonditi nelle fonti iconografiche.
Ha collaborato al saggio storico sui gladiatori “PANEM ET CIRCENSES – VITA E MORTE NELL’ARENA”, e ha combattuto in molte storiche arene e siti archeologici.

VOLETE OSPITARE QUEST'AREA DIDATTICA?

Oltre che nel nostro museo a cielo aperto esponiamo quest’area didattica presso
MUSEI • SITI ARCHEOLOGICI • SCUOLE • UNIVERSITA’

PRENOTA