L’area didattica dell’alimentazione dei Romani vi porterà alla scoperta di quello che mangiavano i nostri antenati culturali.
Qui potrete assaggiare moltissime pietanze ricostruite in base alle fonti antiche, come il savillum, il libum, molti tipi di pane, la torta cartaginese, l’epyturum, il pasticcio apiciano e molto altro ancora.
Potrete assaggiare il mulsum, il famoso vino speziato al miele che i Romani bevevano durante la gustatio, l’apertura della cena, ma anche provare ad assaggiare sul pane un pò di liquamen, un tipo di garum molto denso.
L’archeocuoca che cura quest’area è in possesso del certificato REC e HACCP.

Il famoso “libum” di Catone, in piccole ghiande, per la gustatio

Resti di lische di pesce in un anfora da garum, da Pompei

I traffici del garum lungo il Mediterraneo – (tratta da A TAVOLA CON GLI ANTICHI ROMANI, Edizioni Efesto, 2017)

il celeberrimo “garum”

Tutti certamente conoscono il famosissimo garum usato dai Romani per condire molti, quasi tutti, i piatti dell’epoca tardo-repubblicana e imperiale.
Si è detto e scritto moltissimo su questo prodotto che comunemente provoca un senso di disgusto in chiunque ne parli. In realtà alla base di questo senso comune c’è un errore: quando Plinio parla di “putrefazione” lo fa perchè, ovviamente, non conosce il processo chimico della “macerazione”, che è tutt’altra cosa e che è il processo che avviene nella realizzazione del garum.
Effettivamente questo prodotto non doveva assolutamente emanare un cattivo odore, tanto che Apicio consiglia dei rimedi per “recuperare” il garum quando questo ha un cattivo odore; da cui si deduce che normalmente non l’aveva.
Inoltre c’è da dire che la lavorazione portava a tre prodotti:
– il garum, che era il fior fiore della colatura del pesce, biondo, trasparente;
– il liquamen, meno pulito, più denso e con piccolissime parti di pesce stesso, denso da poter essere anche spalmato;
l’allec (o hallec), la rimanenza della botte, l’ultimo scarto, fatto di pezzi di lisca e di pesce, che generalmente veniva dato agli schiavi.
C’è quindi tutto un pensiero errato intorno a questo prodotto che invece doveva avere in tutto il sapore della pasta d’alici.

TANTI TIPI DI PANI

Sapete quanti tipi di pane diverso preparavano i Romani? Tantissimi.
E per quale motivo? Venivano realizzati di tipi diversi di setacciatura, oppure variavano i cereali.
Infine potevano aggiungervi altri alimenti, come il grasso per l’adipatus o le verdure per l’ortolaganus.
Venivano fatti dei pani solo per le celebrazioni sacre e altri, come il pepsianus che era indicato per chi soffriva di stomaco.

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